Biotestamento, in Provincia un dibattito per discuetere di testamento biologico e regole di 'fine vita'

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“Se Eluana Englaro è vissuta 17 anni con il sondino, è evidente che quel trattamento era efficace. Non si può parlare di accanimento terapeutico se il rimedio è efficace. In quel caso sono state interrotte delle cure mediche, e infatti Eluana è morta dopo tre giorni. Sulla questione della dichiarazione di ‘fine vita’ rilasciata ai registri municipali non sono totalmente in disaccordo, in particolare nell’espressione della volontà del cittadino, riguardo all’assistenza religiosa, alla possibile crematura e alla donazione degli organi”. Lo ha dichiarato Paola Binetti, deputata del Partito Democratico, nel corso del dibattito, che si è tenuto oggi pomeriggio nella Sala Consiliare di Palazzo Valentini, dal titolo “Dagli enti locali al Parlamento nazionale: quali regole sul 'fine vita'?”, a cui hanno partecipato Gianluca Peciola, consigliere provinciale di Sinistra e Libertà, Massimiliano Iervolino, membro della direzione nazionale dei Radicali Italiani, Mina Welby, membro della direzione nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, Federico Iadicicco consigliere provinciale del Popolo della Libertà, Sandro Medici presidente del Municipio X e Andrea Catarci presidente del Municipio XI, organizzato dalla Cellula Luca Coscioni di Roma e dal Gruppo Sinistra e Libertà della Provincia di Roma.

“Sul caso Englaro voglio ricordare – ha detto Mina Welby – che Eluana aveva affermato quando ancora era cosciente, che non avrebbe mai voluto vivere in un simile stato. I pazienti in stato vegetativo, come Eluana e Piergiorgio, desiderano solo di porre termine alle terribili sofferenze. Non si possono tenere in vita queste persone solo per ragioni egoistiche”. “Abbiamo voluto confrontarci su questo tema, partendo dall’esperienza dei Municipi X e XI – ha spiegato Gianluca Peciola - che hanno già approvato il registro del testamento biologico e con le altre sensibilità politiche e culturali. In Italia c'è bisogno di una legge che riconosca il testamento biologico, come il diritto delle persone di scegliere di autodeterminarsi sul proprio corpo, in un momento drammatico come quello di 'fine vita'. Le istituzioni non possano arrogarsi il diritto di farlo al posto delle persone, in particolar modo in una fase delicata come quella di 'fine vita'. In Italia c'è il rischio che si apra una connotazione dello Stato di tipo etico”. “Il registro del testamento biologico nel Municipio XI è uno strumento non ideologico, né politico, con cui i cittadini possono rilasciare le proprie volontà sulla regolamentazione di 'fine vita' – ha continuato Andrea Catarci – siamo ancora agli inizi della sperimentazione, e ci proponiamo di iniziare a discutere della possibilità di istituire anche un registro delle unioni civili”. “Chi decide nel caso estremo di una malattia terminale? Il medico, il giudice, i familiari? Meglio di tutti è il soggetto – ha proseguito Sandro Medici – nel pieno dei suoi diritti e delle sue libertà, anche quella di sbagliare. Nel Municipio X sono stati depositati circa 500 testamenti e ci sono prenotazioni fino a Natale: sono persone di ogni tipo, di tutte le estradizioni sociali e di ogni quartiere”. “Se non ci fossero stati i casi Welby ed Englaro – ha concluso Massimiliano Iervolino - il dibattito sul testamento biologico in Italia non si sarebbe mai aperto. Se possiamo, anche in occasione del dibattito di oggi, discutere sul 'fine vita' lo dobbiamo sicuramente a loro, che, con il proprio corpo, hanno reso pubblico un problema relegato per decenni alla clandestinità”.