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Lo scontro necessario, appello alla disobbedienza

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E’ il tempo della barbarie, senza mezzi termini. E’ il tempo del tradimento di Ippocrate, il tempo della paura e dell’arroccamento identitario intorno alla tutela militare del proprio luogo. L’approvazione della legge 733 “Disposizioni in materia di pubblica sicurezza” rappresenta un punto di snodo, di carattere apocalittico per la civiltà giuridica e il sistema di valori intorno ai quali si riconosce una società. Siamo alla guerra di tutti contro tutti e di tutti contro i più deboli. Il medico potrà diventare spia e nemico numero uno di chi ha bisogno di cura.

Sarà più difficile raggiungere i cari in altre parti del Mondo, vengono riconosciute le ronde dei cittadini, i senza fissa dimora saranno schedati. Una vera dichiarazione di guerra civile. E il resto del Paese, la parte sana della società rimane sconcertata, prova reazioni, tenta la strada dell’obiezione di coscienza. Reagisce senza rappresentanza utile. Perché il Parlamento, dentro il gioco bipolare fallito voluto dalle maggiori forze politiche, è ormai inutile terreno per esibizioni di propaganda, luogo in cui le voci del dissenso non trovano spazio per essere incisive, per evitare il baratro legislativo e civile.

In tempo di guerra dichiarata non basta menare fendenti verbali ad uso stampa, serve attrezzarsi in uno sforzo all’altezza della sfida che ci viene consegnata. Non sono sufficienti le reazioni indignate, occorre prepararsi allo scontro civile, mettersi in testa che la barbarie non è alle porte, è entrata nei corpi sociali, con tanto di battesimo istituzionale. Quando si parla di “fare società”, occorre oggi capirne il senso profondo, consapevoli che le maglie larghe dell’agire in controtendenza rispetto al corso dominante delle cose, si sono ristrette. Perché la dissidenza è indicata come disfunzionale, perché l’informale è denunciato come antisociale e pericoloso, perché la devianza è il logo dentro il quale si intendono rinchiudere simbolicamente e giuridicamente strati sempre più ampi della società. Devianti e antisociali i “clandestini”, devianti gli insegnati fannulloni, devianti i lavoratori pubblici, devianti saranno i medici obiettori, devianti (e malati da curare) i gay, le lesbiche, i trans, deviante chi fa opposizione fuori dal disgustoso bon ton istituzionale della maggioranza della nostra classe politica, deviante chi applica la Legge difendendo Eluana Englaro dal martirio voluto dalle gerarchie vaticane, devianti le donne che non sapranno adattarsi al ruolo ufficiale nella famiglia ufficiale. Deviante una parte di società che dovrà opporsi al declino civile in cui stiamo precipitando.

E’ il momento della disobbedienza civile e istituzionale, della rinuncia e delle scelte coraggiose. E’ il momento dello scatto etico nei fatti, dell’assistenza ai clandestini, del servizi sanitari paralleli e gratuiti, dell’accoglienza a chi sarà braccato; è il momento in cui anche gli enti locali dovranno scegliere se aderire o sabotare, se applicare le norme o pensare una nuova forma di welfare informale e fuori legge; è anche il momento dell’esposizione personale, del ritorno alla passione civile dispiegata nei mille rivoli delle pratiche quotidiane di resistenza.

I cittadini e gli amministratori che non si arrendono dovranno inventare altre forme di inclusione e di promozione di cittadinanza, difendere con i denti quelle già esistenti, dovranno sostenere le scuole per cittadini immigrati illegali, dovranno schierarsi inventare un nuovo codice etico attraverso il quale informare il proprio agire istituzionale e sociale. Le scuole dovranno non applicare le tabelle orarie proposte, dovranno avere il coraggio di smarcarsi dalle direttive comunali che ripropongono enclaves etniche e linguistiche nelle classi, i medici, insieme agli altri operatori sociali del territorio saranno chiamati a immaginare forme solidali di assistenza, ognuno sarà chiamato a trovare il proprio posto in questo nuovo contesto. Partiamo da noi, dai luoghi in cui siamo presenti, attrezziamoci per resistere e progettare altre forme di relazione sociale. Non siamo pronti, dobbiamo esserlo.

Hanno aderito: Gianluca Peciola, Andrea Catarci, Massimiliano Smeriglio, Giancarlo Torricelli, Anna Pizzo, Paola Guglielmi, Carla Corciulo, Cristina De Dominicis, Marco Ascione, Pino Genesio, Anna Maria Di Miscio, Sergio Bellucci, Salvatore Amura, Luigi Nieri , Franco Insalaco, Anna Grazia Barsanti, Paolo Lorizio, Vincenzo Cuoco, Beatrice Giavazzi,  Alfonso Gianni, Patrizia Sentinelli, Sonia Pellizzari, Antonietta Bottini, Dante Pomponi, Alberto Ripa, Marina Baiocchi, Carmela La Padula, Gianna Baresi, Beppe Almansi, Luca Simnoni, Titti De Simone, Francesca Foti, Roberto Pietrobon, Sergio Zampini, Vincenzo Baratti, Francesco Lucchesi, Guido Pasi, Nicoletta Pirotta, Antonio Jr. Ciarmoli, Antonella Cammarella, Gianni Lucini, Tonino Bitti, Francesca Di Girolamo, Stefania Bondoni, Simone Pietrangeli, Mercurio D’Aloia, Patrizia Rosselli, Simonetta Brighi, Angela Obinu, Cristiana Soccini, Ivana Fortini, Paola Lucchesi, Stefano Zuppello, Alvaro Colombo, Giusy Gabriele, Daniela Santoni, Umberto Brancia, Giorgio Viglino, DanielCassanmagnago, Marilde Provera, Maria Serena Marcianò, Emanuele Sgarra, Marco Paolucci, Francesca Vecera, Federico Tomasello, Carla Salvitti, Gianpiero Di Folco, Elisabetta Di Maggio, Celeste Costantino.